Cymbaline (Roger A. Fratter) visto da Davide Comotti

Posted on 30/08/2011

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Il cinema d’autore indipendente, motore fondamentale per la settima arte in un’epoca di commercializzazione e standardizzazione dei prodotti, compie un nuovo passo in avanti con una nuova, imminente edizione, ad opera della casa distributrice Beat Records di Roma, del film Cymbaline (2007) di Roger A. Fratter. Si tratta, in particolare, di una ri-edizione del film con un nuovo montaggio effettuato dal regista, montaggio che rende l’opera più snella e vivace grazie all’introduzione di nuove inquadrature.

Cymbaline segna una svolta nella cinematografia del giovane regista indipendente bergamasco, che dopo quattro horror, un reality-movie e due thriller passa a pieno titolo al cinema d’autore.

Anche se, a dire il vero, la distinzione fra cinema di genere e cinema d’autore non è sempre netta in generale, e nella cinematografia di Fratter in particolare, dal momento che in ogni suo film cerca costantemente una nuova sperimentazione, tematica e stilistica, che conferisce ad ogni pellicola una sua particolare poetica autoriale. Si vedano, per esempio, l’horror Flesh Evil – Il male nella carne (2002), che unisce agli elementi classici del cinema di genere una metafora sull’ineluttabilità del male, e il thriller Innamorata della morte (2004), dove la suspense trova una perfetta unione con l’indagine psicologica e metafisica.

Ad ogni modo, l’importanza di Cymbaline è indiscutibile nella cinematografia di Fratter. Si tratta di un bellissimo film d’autore, nel vero senso della parola, in quanto non è classificabile in un genere preciso, vuole esprimere significati profondi, impressioni, sensazioni e indagini sull’uomo: come annunciato sulla locandina della prima edizione, è un film “misterioso, allucinogeno, psichedelico”, che non manca comunque di una trama ben precisa.

Girato interamente nella Bergamasca, Cymbaline non è ambientato però in un luogo ben preciso: si tratta, volutamente, di un ambiente immaginario, quasi astratto. La vicenda ruota attorno al personaggio di Anthony Fonseca, soprannominato “Cymbaline”, un ragazzo con l’hobby della fotografia e dei graffiti, che pratica insieme all’amica hippie Fanny. Improvvisamente, nella sua vita ricompaiono però due ragazze: Michelle, direttrice di una rivista e arrampicatrice sociale, e Flavia, una ricchissima figlia di papà annoiata e viziata. Anthony si trova così a dover dividere la propria vita con tre ragazze completamente diverse l’una dall’altra, ma ad un certo punto si accorge di essere seguito da una quarta donna, una misteriosa e sconosciuta ragazza.

Nel ruolo di “Cymbaline” troviamo Omar Shanay, attore spesso presente nella cinematografia di Fratter: lo troviamo come protagonista anche in Flesh Evil – Il male nella carne e in L’amore sporco di Valeria (2003), e come comparsa in Anabolyzer (2000), Abraxas (2001) e Tutte le donne di un uomo da nulla (2009).

Le presenze femminili sono, come sempre nei film di Roger Fratter, molto importanti, belle e curate: Susan Semmunegus, attrice e regista di origine etiope, è Fanny, la figlia dei fiori; Dana Cordella è Michelle; Flavia è invece interpretata da Vera Wright, attrice che avevamo già visto in Flesh Evil Il male nella carne e in Innamorata della morte; la ragazza misteriosa è impersonata, infine, da Azzurra De Sanctis.

Il soprannome “Cymbaline”, che dà il titolo al film, deriva da una canzone dei Pink Floyd, gruppo musicale molto amato da Fratter, e anche dal protagonista Anthony Fonseca. L’atmosfera che permea il film è infatti psichedelica (come la musica dei Pink Floyd), ispirata alla cultura degli anni Sessanta e Settanta, unita però a qualcosa di più moderno. Non a caso, la colonna sonora del film, composta da Massimo Numa e Alessandro Del Vecchio, si ispira proprio a questo stile e a queste atmosfere.

La colonna sonora risulta sempre perfetta nel cinema di Fratter, in quanto non è un semplice optional aggiuntivo, ma un elemento fondamentale che deve esprimere pienamente le sensazioni che il film vuole trasmettere. 

Cymbaline è un universo simbolico, ricco di sensazioni e inquietudini, che indaga l’uomo dal punto di vista psicologico e sociologico. Le tre ragazze frequentate dal protagonista rappresentano tre mondi completamente diversi: il mondo dei figli dei fiori, libero da condizionamenti e pregiudizi; il mondo dell’arrivismo sociale, dove conta il prestigio e il guadagno; e il mondo della ricchezza, del vizio e della noia. Ma ci sono personaggi ancora più simbolici, tanto da rivelarsi come figure astratte. Infatti, chi è la ragazza misteriosa che segue il protagonista? In realtà, la quarta ragazza non esiste, è un simbolo, una metafora, dell’inconscio del protagonista, del suo desiderio di libertà, e anche del suo lato femminile nascosto: infatti, come lei stessa gli spiegherà, non è lei a seguirlo, ma lui a cercarla. Così come sono simbolici altri tre personaggi importanti che periodicamente compaiono nel film: si tratta di tre “giudici”, al cospetto dei quali Anthony deve spesso recarsi. Lo interrogano sulla sua vita, sulle cose che fa, sulle ragazze che frequenta, e più volte lo consigliano di lasciar perdere Fanny, la ragazza hippie, e di dedicare più tempo a Michelle, l’arrivista. I tre severissimi “giudici” rappresentano la società, con le sue costrizioni e i suoi pregiudizi. Non a caso, lo invitano a uccidere la ragazza misteriosa, ma saranno proprio loro ad essere uccisi da Anthony, dopo la sua piena presa di coscienza; ma non servirà a molto, dal momento che vediamo, subito dopo, arrivare tre nuovi “giudici”, gli stessi di prima, a voler significare che i condizionamenti e i pregiudizi della società non possono morire, in quanto se ne formano sempre di nuovi.

In questo film, come del resto anche negli altri, Roger Fratter esprime pienamente il gusto per la composizione delle inquadrature e del montaggio, equilibrando sapientemente i due elementi. Troviamo dei bellissimi esterni, con colori nitidi e vivaci, frutto della sapiente direzione della fotografia da parte di Lorenzo Rogan, e interni altrettanto curati, con attenzione sia ai dettagli sia al totale. Ci sono poi alcune inquadrature con effetti originalissimi, perfettamente adatti ad esprimere l’atmosfera onirica e psichedelica del film: per esempio, una soggettiva del personaggio che vede la realtà come attraverso uno specchio deformante, o alcune inquadrature con effetto “flou”, per esempio nello splendido finale, quando assistiamo al vacillare dell’universo di Anthony, dopo che ha ucciso i tre “giudici”, prima di tornare a un’ inquadratura nitida, “normale”, quando egli ha scelto come ragazza Fanny, dunque la libertà e la spontaneità priva di condizionamenti e pregiudizi.

Il cinema di Roger Fratter non è mai scontato, ossia non si pone mai su un livello unico di interpretazione, e questo è un altro degli elementi che rendono grandi i suoi film. A maggior ragione, in un film di questo tipo (astratto, psichedelico e simbolico) non c’è un unico senso interpretativo, e lo spettatore può cogliere vari aspetti, vari segnali, a seconda anche della sensibilità di ciascuno. Cymbaline, pur essendo un film “complesso”, risulta sempre scorrevole e di piacevole visione, grazie alle interpretazioni vivaci, a tutti gli elementi estetici che abbiamo descritto (inquadrature, montaggio, musica e fotografia) e anche a un pizzico di “giallo” grazie alla presenza della ragazza misteriosa.

Davide Comotti – Bergamasco, classe 1985, dimostra interesse per il cinema fin da piccolo. Nel 2004, si iscrive al corso di laurea in Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Bergamo (laurea che conseguirà nel 2008): durante gli studi universitari, ha modo di approfondire la sua passione tramite esami di storia, critica e tecniche del cinema e laboratori di critica e regia cinematografica.

Diventa cultore sia del cinema d’autore (in particolare, quello di Luchino Visconti e Werner Herzog), sia soprattutto del cinema di genere italiano (Fernando Di Leo, Sergio Corbucci, Demofilo Fidani, Lucio Fulci, solo per citare i principali) e del cinema indipendente di Roger A. Fratter.

Appassionato e studioso soprattutto del western all’italiana, mostra grande interesse anche per altri generi italiani, in particolare il poliziesco e il thriller. Si occupa inoltre dell’analisi di film rari e di problemi legati alla tradizione e alle differenti versioni di tali film.

davide.comotti@gmail.com

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